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Materiali integrativi intorno alla nozione di identificazione ultraculturale che è sviluppata nel saggio di Alberto Palazzi (2007)
Le soggettività umane nei fenomeni di eversione violenta e di persecuzione che hanno segnato la vita europea dopo il 1914
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Raccolgo qui materiali che rinforzino e rendano plausibile l'ipotesi formulata da La Crisi della politica classica nel Novecento riguardo alle politicizzazioni di estrema sinistra e al fenomeno apparentemente irrazionale della persecuzione degli elementi politicamente fidati ed amici che avvenne dove si instaurarono regimi comunisti, particolarmente nell'Unione Sovietica di Stalin.
La Crisi della politica classica nel Novecento fa l'ipotesi che l'aggressività del soggetto politico di estrema sinistra del Ventesimo secolo provenga da una dimensione psicologica che in se stessa è universalmente umana, ma che viene accentuata e acquista visibilità nel contesto politico contemporaneo perché lì ve ne sono le condizioni: quella per cui avviene un'emancipazione autentica da costrizioni e inibizioni sociali tradizionali, ma il soggetto di questa emancipazione non è culturalmente in grado di padroneggiare realisticamente il contesto sociale in cui si trova a vivere.
Il soggetto politico di estrema sinistra perciò vive in un mondo suo, in una comunità autoemarginata; lì è sostenuto da un elevato concetto del valore della propria militanza politica e non tollera ciò che potrebbe mettere in crisi questa sua certezza, perché questo equivarrebbe al ritorno alla condizione di subalternità sociale da cui egli si è faticosamente emancipato. E per questa ragione riconosce un nemico in chi, pur essendo politicamente amico e fidato, agisce in modo da restaurare forme di gerarchia tradizionali all'interno del nuovo mondo governato dalle istituzioni della rivoluzione.
Che questa sia la chiave del fenomeno delle persecuzioni di elementi fidati nei regimi comunisti instaurati da recenti rivoluzioni, è ipotesi insolita e impegnativa. Per farsene persuasi, occorre leggere criticamente le scarse e disperse tracce letterarie di questo fenomeno, e i rari momenti di percezione di esso che si trovano attestati. In questa pagina si trovano documenti che integrano quelli del saggio.
Avverto che li recensirò unicamente per evidenziare le tracce di attestazione della dimensione ultraculturale, e quindi per aumentare la plausibilità della tesi del libro: trascurerò quindi le testimonianze di sofferenza umana, di cinismo e di crudeltà che ovviamente vi si trovano in gran numero.
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da Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino (1947) |
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Solo un'immagine, a titolo di epigrafe: l'identificazione ultraculturale è un riscatto orgoglioso, l'appropriazione di un metodo di pensiero che riempie un vuoto:
- Mondo boia, Lupo Rosso, lo sai che sei un fenomeno? Come fai a sapere tutte queste cose?
- Un comunista deve sapere di tutto, - rispose l'altro; - Un comunista deve sapersi arrangiare in tutte le difficoltà.
"E' un fenomeno, - pensa Pin. - Peccato che non possa fare a meno di darsi delle arie".
[pag. 48 dell'edizione Mondadori, 2001]
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da Diario di vita partigiana di Emanuele Artom (1943-1944) |
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Dottore in lettere dalla formazione tipica della gioventù studiosa dell'Italia di allora, Artom aderì alle idee del Partito d'Azione e rimase sempre indenne dal grande salto della conversione alla militanza comunista. Questo lo pose in una condizione tale per cui tra di lui e i partigiani comunisti si rivelò sempre una differenza di appartenenza, da mediare attraverso un esercizio reciproco di tolleranza. Né senza ironia (almeno da parte sua):
Ieri sera si parlava con F. dei vegetariani. L. osservò ragionevolmente che troppe erano le sofferenze degli uomini per pensare a quelle delle bestie, ma F. aggiunse: "La natura ha creato certe bestie perchè l'uomo le mangi". Per stuzzicarlo nel suo probabile ateismo, ribattei: "Allora credi in Dio". "Perchè?" chiese F. che è poco fino. "Perchè credi in una natura coscientemente creante, cioè in Dio" e F. si offese, come se supporre che creda in Dio sia calunniarlo.
La testimonianza è in Tre vite. Studi e memorie di Emilio - Emanuele - Ennio Artom, del 1954.
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da La confessione di Artur London (1968) |
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Durante l'istruttoria del grande processo di Praga (1952) a Artur London sono rivolte queste parole dal suo "referente":
"Se lei fosse rimasto in Francia (...) avrebbe continuato in quel paese capitalista a essere un militante di valore. Ma uomini come lei, con il suo passato, le sue idee, le sue concezioni, le sue relazioni internazionali,
non sono fatti per un paese che costruisce il socialismo..."
La testimonianza è in L'aveu - Dans l'engrenage du Procès de Prague, 1968 (trad. it. La confessione, 1969)
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da English di Wang Gang (2004) |
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Quello alto senza occhiali guardò l'affresco e disse: "Assomiglia, assomiglia proprio, è uguale a quello che ho visto in piazza Tiananmen". Ma di colpo s'irrigidì e sbottò: "Perché ha solo l'orecchio sinistro e non anche il destro?".
Guardando il ritratto, mio padre disse: "Responsabile Fan, comandante in capo Shen, sono le leggi della prospettiva, pensateci un attimo ...".
Così in English di Wang Gang (2004, trad. it. 2007)
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da La fabbrica del passato di Mauro Boarelli (2007) |
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Memo Gottardi, direttore della scuola di partito del PCI nei primi anni '50, riferì di sé in questo modo:
"Della mia attività dal marzo 1938 al gennaio 1940 ne è a conoscenza la Direzione del Partito (il compagno Roasio e Colombi)."
La testimonianza è in La fabbrica del passato, di Mauro Boarelli, Feltrinelli, 2007
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da L'Urss di Lenin e Stalin di Andrea Graziosi (2007) |
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L'inteprtetazione categoriale del fenomeno staliniano:
...Kaganovich divise nel Caucaso i comunisti rurali in tre categorie: 1) quelli che non sanno lavorare e per ignoranza o dabbenaggine cadono nelle mani degli specialisti; 2) gli ipocriti che in nome di "nobiltà d'animo" e "pietà" trattano con liberalità i colcosiani; 3) quelli che sono passati nel campo del nemico di classe...
è centrale ne L'Urss di Lenin e Stalin di Andrea Graziosi (2007)
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