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ITANES Sinistra e destra - Le radici psicologiche della differenza politica
A cura di Patrizia Catellani e Piergiorgio Corbetta Il Mulino, pp. 192, 978-88-15-10911-8, anno di pubblicazione 2006 Uno studio collettivo basato su rilevazioni empiriche condotte nel 2004, che mette efficacemente in rilievo l'impossibilità di qualificare sinistra e destra secondo classificazioni sociologiche tradizionali, e contribuisce a creare una coscienza nuova del problema teorico. Le soluzioni proposte sono molto lontane dall'essere definitive, e la più rilevante critica che si può fare al volume è che da un lato le nozioni di destra e sinistra politiche sono l'oggetto della ricerca di una qualificazione, dall'altro sono sempre presupposte come significative, senza avere ricevuto una definizione adeguata, a parte un accenno non del tutto convinto ad accettare la definizione di Norberto Bobbio (1994) della sinistra come luogo dell'ideale dell'eguaglianza. Il libro però è particolarmente utile per l'interpretazione dei fatti politici dell'Italia di questi anni, attorno ai quali rivela alcuni aspetti solitamente trascurati a causa di interpretazioni pregiudiziali e stereotipe. L'introduzione (Catellani e Corbetta) richiama come la prevedibilità del voto degli italiani a partire da usuali classificazioni sociali (classe, pratica religiosa, regione di residenza) sia scesa dal 78% del 1972 e 75% del 1985 sino al 56% del 2001. Questa percentuale di prevedibilità è insignificante (perché procedendo casualmente si avrebbe un successo del 50%), e ciò rende necessario il ricorso a categorie di psicologia sociale. Presupposto metodologico è l'unità di emotività politica e giudizio politico, superando il pregiudizio antico e corrente della scissione radicale tra sentimento e ragione. Salvatore Vassallo, parlando di sinistra e destra come di "una distinzione sfuggente, ma necessaria", ricapitola la genesi della terminologia nell'assemblea rivoluzionaria del 1791, cita il volume di Norberto Bobbio accettando con riserve la definizione della sinistra come luogo dell'eguaglianza, con implicazioni assiologiche inevitabili, e comunque dubitando che questa qualificazione regga alla verifica empirica (p. 20). Qualificazioni funzionali della politologia e sociologia soprattutto americane riescono a evitare ogni implicazione valoriale, mostrando come la disposizione delle molteplici istanze generatrici di conflitto su un'unica linea riesca a produrre maggioranze di governo, dove la loro disposizione su uno spazio bidimensionale genera la frammentazione che rende impossibile ogni governo. Quanto alla situazione italiana, un'indicazione interessante delle indagini empiriche è la scarsa significatività del centro, che appare come un'autocollocazione utilizzata dai soggetti intervistati per eludere la collocazione a destra o sinistra. Otre, uno studio di Castellani e Milesi sul tema dell'identificazione (e della problematica specifica della concorrenza tra partito e coalizione), ci avverte che al presente è ancora insoddisfacente lo stato degli studi teorici intorno al concetto della leadership, e accettando qualificazioni semplici del leader come "il componente del gruppo percepito come il più tipico" oppure "il componente che meglio incarna le caratteristiche positive che vengono attribuite al gruppo", ci informa che al tempo delle rilevazioni solo il 33,1% di coloro che si autodefinivano di sinistra indicavano Romano Prodi come leader, mentre il 50,4% di coloro che di autodefinivano a destra accettavano Silvio Berlusconi. (Questo dato numerico, inusuale, mi conferma nella sensazione che il consenso a Berlusconi sia costante, ma minoritario, e che la formazione della maggioranza di destra in Italia provenga dall'aggiungersi dell'elettorato non già "centrista", ma potenzialmente fluttuante, e in cerca di una volontà coerentemente determinata di cui riconoscere l'efficacia). Coerente con questo è quanto osservato oltre (Cavazza e Corbetta) riguardo alla scarsa capacità di Berlusconi di suscitare emozioni positive a destra, e specularmente riguardo al fatto che Prodi suscita emozioni negative a destra inferiori all'aspettativa. "Gli elettori di sinistra esprimono molta più emozione negativa verso gli oggetti politici di destra di quanto non facciano gli elettori di destra verso gli oggetti di sinistra" ... "l'elettore di destra è poco emotivo sia negativamente verso Prodi che positivamente verso Berlusconi" (p. 110). (Oggi, nel 2009, ciò potrebbe condurre a riflettere sul fenomeno del consenso dell'opinione di destra verso la figura di Bersani). A p. 124 viene concluso che la propensione all'emotività è poco o nulla correlata con il livello culturale degli italiani, così come a ogni altra variabile sociodemografica. La sezione sul Pregiudizio (Catellani e Milesi) ci conferma in una dato prevedibile, e ciò che il pregiudizio verso gli emigrati è inferiore a sinistra in maniera concretamente quantificabile, e quello etnico/razziale è maggiore dove più bassa è l'istruzione. La stessa sezione dà però un dato inatteso dove mostra che la presunzione di insicurezza collettiva (la società è minacciata dal crimine) è pressoché egualmente distribuita tra quattro gruppi: sinistra, centro, destra e non collocati. Invece la presunzione di insicurezza individuale (io potrei essere colpito dal crimine) è pressoché egualmente distribuita tra sinistra, centro e destra, mentre è maggiore tra i non collocati politicamente. (Questa presunzione sembrerebbe avere le sue radici nella stessa insicurezza esistenziale soggettiva che conduce a non qualificarsi politicamente). Lo stesso accade quanto all'insicurezza economica individuale. Infine, il capitolo sull'Efficacia (Catellani e Milesi), anche qui considerata individualmente (le mie opinioni possono avere influenza sulle cose) e collettivamente (la mia parte politica può farcela), ci mostra che la fiducia nell'efficacia dei rappresentanti è maggiore a sinistra, media al centro e a destra, e minima nei non collocati. La fiducia nell'efficacia è maggiore dove più elevato è il titolo di studio, mentre non è correlata con la tendenza all'identificazione con il leader politico. (Alberto Palazzi, dicembre 2009) |
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