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La crisi della politica classica nel Novecento
       
       
... come sembrava anche al nostro savio napoletano:

Il prof. Heidegger, in un solenne discorso tenuto nell'occupare il rettorato dell'università di Friburgo (Die Selbstbehauptung der deutschen Universitäten, Breslau, 1933), non vuole che la filosofia e la scienza siano altro, per i tedeschi, che un affare tedesco, a vantaggio del popolo tedesco.

Gli studenti tedeschi, a suo dire, hanno tre "Bindungen", tre obblighi, il primo e fondamentale dei quali è la "Volksgemeinschaft", il nazionalismo. Ma se egli si ripiegasse davvero sulla sua coscienza morale (l'ha ogni uomo e l'avrà anche lui), direbbe piuttosto che il primo obbligo, di studenti e di professori, è il timor Dei, come sta scritto sul frontone della Sapienza di Roma.

Scrittore di generiche sottigliezze, arieggiante a un Proust cattedratico, egli che, nei suoi libri non ha dato mai segno di prendere alcun interesse o di avere alcuna conoscenza della storia, dell'etica, della politica, della poesia, dell'arte, della concreta vita spirituale nelle sue varie forme - quale decadenza a fronte dei filosofi, veri filosofi tedeschi di un tempo, dei Kant, degli Schelling, degli Hegel! -, oggi si sprofonda di colpo nel gorgo del più falso storicismo, in quello, che la storia nega, per il quale il moto della storia viene rozzamente e materialisticamente concepito come asserzione di etnicismi e di razzismi, come celebrazione delle gesta di lupi e volpi, leoni e sciacalli, assente l'unico e vero attore, l'umanità.

Scrive nel bello stile che ci è già noto dai suoi libri filosofici: "Der Wille zum Wesen der deutschen Universität ist der Wille zur Wissenschaft als Wille zum geschichtlichen geistigen Auftrag des deutschen Volkes als eines in seinem Staat sich selbstwissende Volkes. Wissenschaft und deutsche Schicksal müssen zumal in Wesenswillen zur Macht kommen" (p. 7).

E cosi si appresta o si offre a rendere servigi filosofico-politici: che è certamente un modo di prostituire la filosofia, senza con ciò recare nessun sussidio alla soda politica, e, anzi, credo, neppure a quella non soda, che di cotesto ibrido scolasticume non sa che cosa farsi, reggendosi e operando per mezzo di altre forze, che le son proprie.

[Benedetto Croce, Conversazioni Critiche, Serie Quinta, Bari, Laterza, 1939, p. 362]



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