NUOVO REALISMO Homepage      
www.zonabit.it:
Applicazioni di Intelligenza Artificiale

La crisi della politica classica nel Novecento
       
       

E' stato tradotto Facing the Chair, scritto nel 1927 da John Dos Passos come ultimo e disperato tentativo di salvare la vita di Sacco e Vanzetti poco prima del tragico epilogo della vicenda (John Dos Passos, Davanti alla sedia elettrica. Come Sacco e Vanzetti furono americanizzati, a cura di Piero Colacicchi, trad. di Filippo Benfante e Pietro Colacicchi, Edizioni Spartaco, Santa Maria Capua Vetere, 2005 e 2007, pp. 244).

Persuasivo e commovente, il libro non tradisce l'aspettativa di interessare perché fornisce un affresco d'ambiente storico molto efficace, ed attrae commenti emotivi e solidali con la sorte di quelle due povere creature, condannate per un vago indizio di essere colpevoli di un omicidio a scopo di rapina, e in realtà vittime casuali del conformismo sociale del loro tempo. Vorrei trarne occasione, però, per qualche commento problematico e non ovvio sull'aspetto istituzionale di questa vicenda. Niente a che vedere con i tentativi di revisionismo, che anche in rapporto a questa vicenda non sono mancati, sicché taluni dei soliti neocon si sono recentemente prodotti nei sillogismi pignoli e cavillosi di cui sono maestri per dimostrare la colpevolezza dei due anarchici. Di queste miserie ci informa l'introduzione in apertura del libro. Io vorrei precisare qualcosa in rapporto alle coordinate politiche e istituzionali della vicenda, senza alcuna intenzione di prestare il fianco al partito colpevolista. A distanza di tanto tempo, ha poco senso porsi il problema delle valutazione delle prove, e occorre fidarsi dei giudizi di chi mostrò buon senso nella vicenda: come il detective Fred J. Weyand, uomo d'ordine convinto che i due anarchici si sarebbero dovuti espellere dagli U.S.A. in quanto antisociali, ma convinto altresì che il genere di delitto di cui li si accusava fosse cosa nello stile delle bande di gangster professionali, e fosse lontanissimo dalla mentalità dei rivoluzionari idealisti [cfr. p. 63].

Riguardo al caso di Sacco e Vanzetti, la vulgata ha continuato una tradizione che vuole i due anarchici vittime del "sistema": il che è falso, evidentemente, perché i due anarchici erano anche loro parte del sistema sociale americano del loro tempo, una parte fragile, e sono stati vittime di un'altra parte, forte. Dal punto di vista logico questa constatazione è semplicemente tautologica: ma perderla di vista conduce a un atteggiamento polemico che alla fine diventa sterile, perché non riconosce correttamente il proprio nemico, che è il partito del conformismo feticista dentro il sistema sociale, e non è il "sistema" nella sua presunta leviatanica interezza. Sacco e Vanzetti furono vittime di una volontà persecutoria da parte di taluni, e poi di un gesto inconsulto, la mancata revisione del processo, che dovrebbe farci riflettere sul fatto che il sistema del diritto americano, poiché ha alcuni aspetti istituzionali unici, funziona malgrado il carattere barbarico di taluni suoi usi; ogni tanto però questi residui barbarici colpiscono l'integrità e la vita dell'uomo che vi incorre quasi per caso.

Siamo negli anni immediatamente successivi alla grande guerra, tempo in cui in tutti i paesi vi fu un'esplosione di ogni tipo di comportamento trasgressivo e liberatorio, tra cui le intenzioni rivoluzionarie anarchiche, più o meno velleitarie. Vi è l'esplodere di movimenti eversivi d'ogni genere, vi è l'acquisto di una certa coscienza politica da parte degli immigrati più deboli, quelli di recente immigrazione dal mediterraneo e dai paesi slavi, vi è il conservatorismo di chi è socialmente stabile (non sono dei wasp, ma anche degli immigrati di più lungo periodo), e si comincia a vedere quell'aspetto particolare della vita americana che poi emergerà periodicamente durante il novecento: il conservatorismo senza radici e senza visione chiara dei propri scopi, sottoculturale e feticista nei confronti del proprio modello di vita, e perciò poco pragmatico nei confronti dei propri antagonisti. Tutti i Sacco e Vanzetti sono detestati dal conservatorismo feticista; se esso non vi fosse, essi sarebbero solamente controllati e avversati. Di questi due volti del conservatorismo del suo paese Dos Passos è consapevole; il conservatorismo razionale capace di controllare e di governare è cosa assai diversa dall'opinione istintiva del regular guy che nell'immigrato povero e sprovveduto vede lo specchio di ciò che potrebbe diventare, e in colui che si eleva vede un valore umano a sé negato.

Il fatto è poca cosa: per ragioni elettorali un procuratore, e per ragioni venali un detective decidono di costruire un castello di prove a carico di due poveri diavoli, arrestati casualmente e trovati armati. Poverissimo Bartolomeo Vanzetti, che vive di piccoli mestieri, non così miserevole Nicola Sacco, operaio qualificato che già proveniva da una famiglia di piccoli commercianti ed era emigrato in America per cercarvi maggiore fortuna, entrambi sono militanti anarchici come tanti altri, attivi nella frenetica vita politica e associativa dell'epoca, ma senza nessun carattere personale di rilievo. La loro mentalità condivide i soliti caratteri di ingenuità, seriosità e ascetismo delle persone semplici che hanno scoperto una dimensione di cultura politica a cui affidano tutta la loro identità umana; e il processo del 1921 li condanna senza ascoltare i numerosi testimoni a discolpa, dando credito agli stravaganti testimoni a carico, e sulla base di una perizia balistica grossolana e fraudolenta. Il singolo evento di questo giudizio non sorprende più che tanto, nel quadro della sovreccitazione politica del 1921; sorprende invece il sistematico rigetto delle numerose istanze di revisione, sulle quali il libro di Dos Passos ha uno sguardo ingenuo. Infatti, che le istanze di revisione vengano rigettate, secondo il libro avviene per l'azione congiunta di una solidarietà conservatrice di chi dovrebbe accoglierle e del formalismo legale: il che è vero, ma come spiegazione è poco sensibile al problema a monte.

Il problema è che il sistema penale americano funziona come può malgrado i residui di antico regime che contiene, ma è un'istituzione complessivamente peggiore dei nostri sistemi continentali. Funziona come può malgrado l'istituto della elettività dei magistrati, che solo la società americana riesce a sopportare (forse non traendone alcun vantaggio) e che in ogni altra sarebbe devastante, e malgrado la frammentazione non sistematica delle competenze e delle giurisdizioni, che come si sa continua ancora oggi a trasformare in un calvario di decenni strazianti il destino dei condannati a morte. L'antiamericanismo come atteggiamento pregiudiziale e ideologico (ossia, come politicizzazione retorica) in fondo ha una delle sue origini nell'enorme distanza che c'è tra la cultura giuridica e la sensibilità politica comune; sicché si attribuisce al "sistema", alla nazione, alla cultura americana ciò che dipende unicamente dalla decrepitudine di talune istituzioni americane: in primis, l'eleggibilità dei magistrati in luogo della carriera e la moltitudine di giurisdizioni non sistematizzate da un quadro organico. In tutti i paesi di tanto in tanto si formano movimenti di opinione conservatrice in maniera feticista, fascistoide, e simili. Ma nei paesi europei la statiticità delle forme giuridiche non consente loro di concentrarsi parossisticamente creando istituti giuridici ad hoc, mentre negli Stati Uniti talvolta si costituiscono cose come la commissioni McCarthy o l'attuale abominio di Guantanamo, che sono sì transeunti, ma che nell'arco della loro vicenda vitale lasciano segni brutti e contraddittori con la storia gloriosa dello spirito democratico americano.

(Recensione: Alberto Palazzi)


  HOME