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La crisi della politica classica nel Novecento
       
       
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openDemocracy  (http://www.opendemocracy.net/) ha aperto un dibattito sul problema dell’opposizione italiana, affrontando il problema con la consueta spregiudicatezza inglese:

 

http://www.opendemocracy.net/geoff-andrews/beyond-berlusconi-ten-questions-to-italy%E2%80%99s-opposition-0

 

Qui di seguito c’è la traduzione della pagina, come appariva il 19 febbraio 2010 (prima pubblicazione 16 febbraio 2010)

 

Dopo Berlusconi: dieci domande all'opposizione italiana

 Geoff Andrews, 19 febbraio 2010

L'economia e il sistema politico in Italia sono in difficoltà perenne, ma il  Primo Ministro Silvio Berlusconi sopravvive a ogni problema. Perciò c’è ragione di  mettere sotto controllo anche l’opposizione italiana, dice Geoff Andrews.


L’attenzione critica, focalizzata a lungo in Italia sul Primo Ministro Silvio Berlusconi, ora si sta spostando verso l'opposizione politica del paese. Nel maggio-giugno 2009 due pubblicazioni - La Repubblica e openDemocracy – hanno reagito agli scandali più recenti che turbinano intorno a Berlusconi ponendogli una serie di domande. Le “Le dieci domande mai poste al Cavaliere" (14 maggio 2009) e le "Dieci ulteriori domande per Silvio Berlusconi" (1 giugno 2009) hanno chiesto al Primo Ministro di rendere conto (tra l’altro) del suo comportamento pubblico riguardo ai suoi rapporti con giovani donne, dei suoi conflitti di interesse come magnate dei media e leader politico, della scelta di "showgirl" come candidati alle elezioni Europee per il suo partito,  e dei suoi attacchi alla Magistratura e al Presidente della Repubblica.


Queste initiative dei media hanno provocato reazioni enormi e un ampio dibattito in Italia e in Gran Bretagna (e anche denunce e  minacce di azioni legali da parte di Silvio Berlusconi). Ma otto mesi dopo  il Cavaliere ha mostrato ancora una volta la sua grande capacità di sopravvivere. I vari scandali, l’atteggiamento negativo dei media stranieri, la sentenza della Corte Costituzionale italiana dell’ottobre 2009 che ha rovesciato una legge che garantiva a Berlusconi l'immunità da procedimenti giudiziari per la durata della carica, il ferimento da parte di un cittadino disturbato mentalmente in un comizio elettorale a Milano nel mese di dicembre - nessuno di questi eventi ha incrinato seriamente la sua posizione pubblica. Secondo taluni sondaggi d’opinione correnti la coalizione di governo supera tuttora in consenso l'opposizione - che pure ha lottato per avere un impatto efficace in questi mesi - del 16% (si veda, ad esempio, Governing Right is Stable in Italy, Angus Reid Global Monitor, 14 febbraio 2010). In queste circostanze, sembra improprio parlare di una "crisi" del governo, e sembra opportuno mettere sotto controllo l'opposizione con lo stesso grado di severità.


Per tanto tempo, i redattori dei media internazionali hanno chiesto ai loro corrispondenti di Roma: "ma come fa Berlusconi a farla sempre franca?". Qualunque sia la risposta (ne sono possibili molte), la domanda ora deve essere integrata da un altra: "perché  l'opposizione in Italia è incapace di agire concordemente?". Ma per rispondere a questa
domanda, gli osservatori imparziali e indipendenti dovranno andare al di là di alcune delle rappresentazioni più superficiali d'Italia sui media stranieri, e dovranno impegnarsi a capire la  complessità del mondo politico che l'opposizione vorrebbe governare.


Questo era lo scopo di una conferenza tenutasi nella città inglese di Birmingham il giorno 12 febbraio 2010, organizzata dal Dipartimento di Studi politici e internazionali presso la Open University, da openDemocracy e dal think-tank italiano
Vision. In questo evento - dal titolo Oltre Berlusconi: Prospettive per l'Italia (Beyond Berlusconi: Prospects For Italy) - per la prima volta l'opposizione italiana è stata oggetto di un dibattito serio in Gran Bretagna tra giornalisti, accademici e uomini politici.


L'evento è stato organizzato in due sezioni. Il primo tavolo  - composto da Bill Emmott (ex direttore di The Economist), Daniele Albertazzi (docente di media europei alla Birmingham University),
Paola Subacchi (direttore di ricerca presso la Chatham House), Francesco Grillo (Direttore di Vision), e James Newell (professore di politica alla Salford University) - ha lasciato da parte la solita "soap opera" italiana e si è impegnato in una discussione intensa e problematica delle prospettive di riforma dell’economia italiana in declino e del sistema di governo stremato.


Francesco Grillo ha affermato che la fine politica  di Berlusconi – per qualsiasi ragioni arrivasse - porterebbe ad un "terremoto" nella politica italiana, e che poiché il Primo Ministro italiano è la "colla" che tiene insieme l'attuale compagine politica italiana, la fine del suo predominio avrebbe un esito critico non solo per il governo, ma anche per l'opposizione ufficiale rappresentata dal Partito Democratico. Paola Subacchi ha messo in rilievo indagini dell’OCSE e di altre fonti che mostrano come l’economia italiana si trovi in una recessione di lungo termine che è legata all’incapacità del paese di favorire lo sviluppo di una società meritocratica e aperta.

 

Bill Emmott, che dirigeva l'Economist al tempo del numero memorabile che qualificava Berlusconi come "inadatto a guidare l'Italia" subito prima delle elezioni del 2001, ha sottolineato che il carattere politico corporativo e anti-liberale di Berlusconi ne fanno  un ostacolo alle riforme a lungo termine di cui l'Italia ha bisogno. Ma la responsabilità per l’assenza delle riforme è radicata nella classe politica nel suo insieme, come è esemplificato dal ruolo costante del dirigente del centro-sinistra Massimo D'Alema nella saga di Berlusconi. James Newell e Daniele Albertazzi hanno fornito analisi più ampie del  contesto politico che rende possibile la popolarità di Berlusconi: l'influenza del suo controllo della TV e la sua capacità di presentarsi come alternativa agli interessi particolari dei politici professionali del centro-sinistra (quasi fosse un outsider del sistema politico), sono fattori chiave. Inoltre, Albertazzi ha presentato alcuni  risultati della sua illuminante ricerca sulle aspettative degli attivisti  del partito federalista Lega Nord nelle loro roccaforti del settentrione.


Il secondo tavolo della conferenza si è concentrato sull'opposizione. I relatori – tra cui
 Andrea Biondi (leader dei 100 membri del Partito Democratico che risiedono nel Regno Unito), Charlotte Ross  (Università di Birmingham) e Francesca Marretta (di Liberazione) – hanno messo in evidenza un insieme di punti di vista che contrappongono la “vecchia” politica ai “nuovi” aggregati della società civile. Questo ha aiutato utilmente a ricordare che l'idea di opposizione comprende i movimenti nella società e le iniziative indipendenti, e non soltanto  i partiti politici più tradizionali (tra cui gli eredi degli antichi comunisti e democristiani e la sinistra radicale).


lo studio dell'opposizione a Silvio Berlusconi suggerisce anche la necessità di considerare il deficit di iniziative sociali nella vita italiana, una delle cause della debolezza della società e del durata del potere di Berlusconi, e di identificare le risorse politiche, culturali e intellettuali che potrebbero guidare il modello di  società che l'Italia adotterà nell'era post-Berlusconi. L'impatto dei media "postmoderni", che Berlusconi ha
compreso intuitivamente, e che invece finora è ignoto ai suoi avversari ancora legati all'epoca e alle pratiche della "politica di massa", è un altro settore chiave da indagare. C'è spazio qui per ampliare la comprensione dei concetti di  "politica" così come di "opposizione", perché in mezzo a un paesaggio ufficiale sterile l’Italia ha una forte tradizione di movimenti della società civile – dove troviamo protagonisti autori di satire, bloggers,  registi e attori -  che a volte sembrano essere l'unica opposizione a una classe politica in decadenza.


Più in generale, si può dire che la ricca
storia politica d’Italia, le sue  tradizioni creative e artistiche, le identità regionali, le piccole imprese familiari e le molte innovazioni tecnologiche di successo meriterebbero di meglio dell’accozzaglia  presente di leader politici. Ma un’alternativa seria a Berlusconi non si farà da sé; si costruirà solo se saprà abbracciare questi aspetti molto positivi della cultura italiana, e di renderli parte della propria "causa".



Si cercano risposte


Prima della conferenza di Birmingham abbiamo chiesto a circa 100 esperti in materia di politica italiana in Gran Bretagna e in Italia di proporre domande che potrebbero essere poste all’opposizione. La discussione della conferenza le ha ridotte a dieci. Messe insieme, le domande invitano a impegnarsi seriamente con il problema:  che aspetto potrebbe avere l'Italia "dopo  Berlusconi"?  E come arrivarci?


Queste sono le dieci domande all'opposizione italiana:

 
1) Quali solo i vostri valori politici al di fuori dell’anti-berlusconismo?


2) Perché il centro-sinistra non ha regolato i conflitti d’interesse nelle legislature in cui era al potere?

3) Qual è la vostra visione alternativa dell'Italia e qual è l'idea di giustizia sociale che essa implica?

4) Qual è la vostra visione della globalizzazione e come vedete il ruolo dell'Italia in essa?

 
5) Come incrementerete la meritocrazia e come darete prospettive ai giovani, tenendo conto della lettera di Pier Luigi Celli (ex direttore della Rai, l'emittente pubblica), in cui egli ha
consigliato a suo figlio di lasciare l'Italia?

 
6) È possibile introdurre un insieme di riforme del sistema quanto al numero di politici, all’immunità legale e alle spese per i partiti politici?

 
7)  È possibile trasmettere la percezione che esiste un’opposizione ufficiale, senza che esistano né il governo ombra né un gruppo candidato a formare il nuovo governo (
government-in-waiting)?


8) Perché non ci sono né interesse né capacità di utilizzare i nuovi media?

 
9) Se aveste un miliardo di euro di risorse extra disponibili come li usereste?


10) Avete un personaggi alla  "Obama" in grado di sfidare Berlusconi sul terreno del carisma e della popolarità, e allo stesso tempo in grado di creare una visione alternativa che l'elettorato sosterrà?

Le dieci domande sono già state pubblicate in quattro quotidiani a diffusione nazionale in Italia - e hanno provocato una risposta da  
Enrico Letta,  un dirigente del Partito democratico (vedi "Ecco le 10 risposte a Open Democracy", La Stampa, 15 febbraio 2010). Ci auguriamo che seguano molte altre  risposte, e che siano parte essenziale del dibattito sul futuro dell’Italia.

 


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