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Da quale empia fonte saltano fuori queste parole? Chi ce lo saprà dire riceverà un pubblico encomio in quanto lettore di libri che non legge più nessuno, e riceverà anche una rarità bibliografica in regalo:
Ma la religione è, in verità, conoscenza, e non si distingue dalle altre forme e sottoforme di questa, perché, di volta in volta, è espressione di aspirazioni e d'ideali pratici (ideali religiosi) o racconto storico (leggenda) o scienza per concetti (dommatica). Perciò può alla pari sostenersi, e che la religione venga distrutta dal progresso della conoscenza umana, e che essa persista sempre in questa. Religione era tutto il patrimonio di conoscenze dei popoli primitivi: il nostro patrimonio di conoscenze è la nostra religione. Il contenuto si è mutato, migliorato, affinato, è muterà e migliorerà e si affinerà ancora in futuro; ma la forma è sempre la medesima.
Coloro che accanto all'attività teoretica dell'uomo, alla sua arte, alla sua critica, alla sua filosofia, vogliono serbare una religione, non sappiamo poi a quale uso se ne varrebbero. È impossibile conservare una conoscenza imperfetta e inferiore, quale è la religiosa, accanto a ciò che l'ha superata e inverata. Il cattolicismo, sempre coerente, non tollera una scienza, una storia, un'etica in contradizione con le sue concezioni e dottrine; meno coerenti, i razionalisti si dispongono a fare un po' di largo nelle loro anime a una religione, ch' è in contradizione con tutto il loro mondo teoretico. Queste smancerie e tenerezze religiose dei razionalisti ai nostri tempi derivano, in ultima analisi, dal culto superstizioso, che si è prodigato alle scienze naturali. Le quali, come sappiamo, e come oramai esse medesime confessano per bocca dei loro maggiori cultori, sono tutte circondate da limiti. Identificata a torto la Scienza con le cosiddette scienze naturali, era da prevedere che si sarebbe dovuto chiedere il complemento alla religione: quel complemento di cui lo spirito dell'uomo non può far di meno. Al materialismo, al positivismo, al naturalismo noi siamo, dunque, debitori di questa malsana, e spesso non ingenua, rifioritura di esaltazione religiosa, che è roba da ospedale quando non è roba da politici. (La fonte si citerà, ovviamente, quando qualcuno avrà vinto il premio) | |
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